domenica 28 giugno 2009

Gioia e l'amore - Seconda parte

Le sue mani mi carezzavano piano, dolcemente, scendevano sui miei fianchi e fecero cadere giù il mio vestitino, che si afflosciò ai miei piedi per terra; rimasi così quasi nuda, vestita appena ancora della mia lingerie. Lui faceva scivolare le sue labbra sul mio ventre, si inginocchiò dinanzi a me, come fosse in preghiera, le sue mani scendevano sulle mie cosce, le mie fra i suoi capelli, socchiudevo gli occhi, sentivo le sue labbra che mi sfioravano, indugiavano sul mio pube, che traspariva da sotto il leggero pizzo color rosa, inclinavo indietro il mio capo, la mia treccia ormai si era sciolta dal nodo di velluto azzurro che la tratteneva e i miei capelli ricoprivano la mia schiena nuda, godevo di quegl'attimi magici, mi piaceva sentirmi accarezzare e baciare il corpo, provavo una sensazione che quasi mi toglieva il respiro.Giuseppe si rialzò, si spogliò dei suo pantaloni, Dio com'era bello! Amavo il suo corpo muscoloso, abbronzato,i suoi grandi occhi scuri, le sue labbra calde appena dischiuse, i capelli un pò in disordine che avevo dolcemente accarezzato, si avvicinò a me, mi strinse fra le sue forti braccia, poggiavo il mio viso sul petto e continuava a baciarmi sul collo, sulle labbra, mentre mi denudava completamente; le sue mani fecero scivolare giù sulle mie cosce i miei slip, sin giù alle caviglie, e nel mentre mi sfiorava le cosce con le sue labbra, alzai istintivamente i miei piedini, li sfilò delicatamenete li raccolse e li baciò, poi questi raggiunsero il mio vestitino, che ormai giaceva sul pavimento già da prima. Mi carezzava e le sue mani risalivano sulla la mia schiena, fra i miei capelli, mi sganciò il reggiseno e lo portò alle labbra, sfiorandolo appena, ed anche quest'indumento scivolò sul pavimento, le sue calde labbra si poggiavano sui miei capezzoli, che emergevano rosei sui miei giovani seni come delicati boccioli di una rosa Tea. Mi prese in braccio, come fossi la sua sposa, mi adagiò sul divano, come fosse il nostro talamo nuziale, si distese su di me, sentivo il suo corpo fremere, io lo baciavo sulle labbra, sul viso, sui capelli, dove già apparivano alcuni "fili d'argento"... non conoscevo ancora il sesso, ma ero felice che la "mia prima volta" fosse con lui, era amore per entrambi che si completava nella fusione dei nostri corpi, era bellissimo stare fra le sue braccia, mi sussurrava "ti amo piccola mia, non ti farò male, sei la mia vita". Allargò piano le mie gambe,le mie braccia tese verso di lui,volevo esser sua, io lo sentivo ... spingere dentro di me, istintivamente le mie mani lo respingevano, cercavo di distaccarlo da me, gemevo di dolore, scendevano le lacrime sul mio viso. Giuseppe si ritrasse da me, aveva paura di farmi male, mi disse "se tu non vuoi, mi fermo, non piangere piccola mia" e mi baciava sul viso, sfiorando le mie lacrime,f eci cenno di no con il capo, egli mi strinse allora ancor di più a se e lo sentiì ... tutto dentro di me, urlai in quell'attimo e lui poggiò le sue labbra sulle mie come per soffocare il mio gemito di dolore. Mi abbandonai a lui, lo sentivo dentro di me e i nostri corpi sussultavo al ritmo incalzante dell'amplesso, i miei gemiti di dolore lasciarono spazio a quelli del piacere, mi sussurrava fra i baci "sei solo mia, mia per sempre"e i suoi occhi si inumidivano di lacrime per l'emozione del momento. Le note di "She" di Elvis Costello si diffondevano nelle camere, Giuseppe mi diceva sempre "è il mio canto d'amore per te", e proprio quella canzone sembrò suggellare la mia... prima volta con il mio amore.

mercoledì 17 giugno 2009

Gioia e l'amore - prima parte

Passavano i giorni e gli incontri con Giuseppe si facevano sempre più frequenti: le inventavo tutte a mamma per poter uscire, dalla classica scusa di andare a studiare da una compagna o per andare a fare piccole compere... insomma, ne escogitavo sempre una, l' importante era che mi incontrassi con Giuseppe, mi batteva il cuore a "mille" quando lo vedevo... avete mai provato farfalline che volano nello stomaco? Un senso di euforia che vi pervade dentro, "spingere" con gli occhi le lancette dell'orologio per far si che il tempo scorra più in fretta perchè sai che poi dopo sarai con chi ami? Ecco se avete provato questo e tanto altro siete proprio fregati, siete innamorati!! Di Giuseppe ero gelosa, non sopportavo che le mie compagne di classe solo lo guardassero, nè i loro apprezzamenti nè le loro stupide allusioni. Lui spesso mi aspettava all' uscita dal Liceo, nello spazio antistante l'istituto, e loro "scimmiottavano"per mettersi in mostra... che civette! Si perchè eravamo una classe tutta femminile, si faceva a gara per esser le più belle, le più attraenti... ma in questo caso erano solo le più stro..e! Giuseppe infondeva un fascino particolare, quello dell'uomo maturo affascinante che non passa inosservato; ma lui non le degnava nemmeno di uno sguardo, si limitava al massimo ad un saluto quando le vedeva insieme a me all'uscita dal liceo. Un giorno di scuola ,era quasi finita l'ultima ora, al solito davo una sbirciatina da dietro i vetri della finestra per vedere se Giuseppe fosse fuori ad attendermi, si accostò a me il mio Prof di biologia, un caro insegnante avanti con gli anni con cui avevo uno splendido rapporto alunna-insegnante, il quale aveva notato da tempo il mio atteggiamento di interesse a guardare sempre da dietro la finestra, aveva capito che aspettavo qualcuno negli ultimi tempi, cosi'mi disse: Gioia è lui che aspetti, vero? Attenta, tu sei "picciridda"(piccola), e lui è grande per te, il suo amore ti potrebbe soffocare, quando si ha una certa età si diventa possessivi... lo guardai perplessa, non afferravo il senso del suo messaggio, ero troppo innamorata e non mi importava nulla! Questa frase però sembrò una Sibilla, come avesse letto nel mio futuro, ricco dell'esperienza di vita cercava di mettermi in guardia, ma l'amore ti rende cechi e sordi, volutamente non si ascolta ne si vuol vedere nulla. Eravamo ormai prossimi alla fine dell' anno scolastico, a Giugno in Sicilia fa tanto caldo e seguire le lezioni in aula, dove non ci sono confort per alleviare il caldo opprimente, è davvero una tortura; così, quel giorno, decisi di marinare la scuola, avrei preso un buon gelato ed avrei fatto una bella passeggiata in Via Etnea, una delle vie principali del centro di Catania, che attraversa da sud a nord tutta la città, considerata anche il "salotto" della città, che conserva ancora il lastricato in pietra lavica, costeggiata ambo i lati da antichi palazzotti stile barocco dove si possono ammirare antiche cariatidi che sembrano sorreggere alcuni balconi, capitelli adornati egregiamente sovrastanti antiche colonne: spesso si possono trovare nelle entrate di alcuni palazzi in stile, che arricchiscono il centro storico della mia città. Indossavo un vestito leggerissimo, un pò ampio, che alla prima folata di vento sembrava carezzare delicatamente il mio corpo, era lungo, appena sopra il ginocchio, delicati mazzolini dai tenui colori si spargevano sul morbido tessuto dallo sfondo color del cielo, sembravano emergere da esso, un ricamo a "nido d'ape" delineava la casta scollatura sul seno e si ripeteva sulle maniche corte a palloncino, ai miei piedini sandaletti bianchi e azzurri, capelli raccolti in una lungha treccia fermata alla fine da un nastro di velluto azzurro che scivolava lungo la mia schiena, battendo il ritmo dei miei passi e divertendosi a sfiorare il mio fondo schiena... insomma, apparivo più piccola di quel che fossi! Così spensieratamente, passeggiavo nella via principale della mia città, gustandomi un bel cono gelato: adoro i gelati con panna e da noi, in Sicilia, sono maestri nella preparazione di queste delizie estive, lo assaporavo con golosità e nel frattempo guardavo le vetrine dei negozi. Camminando camminando mi ritrovai nei pressi dello studio di Giuseppe, cosi' pensai di andare a trovarlo, gli avrei fatto una sorpresa! E poi avevo anche le mani un pò appiccicose per il gelato, ne avrei approfittato per lavarmele.E fù davvero una sorpresa per lui ,appena mi vide mi strinse in un dolce abbraccio, mi sollevò fra le sue braccia facendo un giro su noi stessi io istintivamente piegai le gambe indietro lasciandomi trasportare dal suo festoso abbraccio,era euforico tratteneva a stento la sua felicità,mi baciava sulle labbra sul collo,mi diceva " che bella sorpresa che mi ha fatto la mia piccola Gioia!"Nel suo ufficio tutto parlava di lui,quadri di quotati artisti facevano bella mostra sulle pareti,insieme ai diversi titoli di studio incorniciati egregiamente,vari soprammobili lineari e di ottima fattezza adornavano l'ambiente,una bella scrivania antica in legno di noce,con pannello di copertura in pelle verde scuro bordato da piccoli disegni dorati, una bella lampada in ottone e portalampada quasi in tinta con il pannello,i vari accessori posti su di essa,in coordinato con il resto dei soprammobili,la sua sedia a spalliera alta con sedile in pelle scura ed una libreria antica alle spalle della stessa,ancora poi un elegante e comodo divano in pelle color cuoio brunato,rispecchiavano il suo stile elegante e il suo gusto ricercato.Candide tende ricoprivano le portafinestre e scendevano morbide a "cascata"dal soffitto,dove plafoniere a bouchet ,ricche di fiori di cristallo swarovsky con rametti e foglioline in ottone lucido antichizzato ,davano un tocco di raffinatezza all'ambiente. Una piacevole musica proveniva dalle altre camere dell'appartamento,ma quel giorno non c'era nessuno ,i suoi collaboratori erano impegnati fuori città.Giuseppe indossava pantaloni in fresco lino color tabacco e una camicia in tono chiara a maniche corte,la recente abbronzatura lo rendeva più attraente,l' ambiente era fresco ,climatizzato,e mi fece ben presto dimenticare il caldo afoso che mi aveva accompagnato sin da lui.Mi offrì subito un succo di frutta,ero anche assetata,mi accomodai nell'attesa sul comodo divano,appoggiai la testa sullo schienale e distesi le braccia,socchiusi gli occhi volevo godere della frescura dell'ambiente, ma d'improvviso mi senti baciare sulle labbra,erano labbra che conoscevo calde umide di piacere,accarezzare dalle sue mani che mi fioravano delicatamente che stavolta non si fermavano solo sui miei capelli, carezze che scivolavano sul mio seno,che scendevano sulle mie cosce,io ero quasi immobile,godevo di questi attimi,era bellissimo ,provavo una senzazione che fino ad allora non avevo mai provato,mi pervadeva un senso di benessere ,di piacere,pian piano cominciai ad accarezzarlo,amavo il contatto delle mie mani su di lui,lo sentivo fremere sotto le mie dita,con dolcezza cominciava a spogliarmi,fece scivolare su di me dapprima il leggero vestitino,che restò a mezza vita ,i miei seni affioravano da un delicato reggiseno,egli li baciava,li sfiorava con le labbra,le sue dita sfioravano delicatamente i miei capezzoli,il suo viso sul mio seno le mie mani fra i suoi capelli,percepivo il suo fresco profumo,mi sussurrava frasi bellissime,mi baciava sulle braccia, sul collo ,le sue labbra risalivano dolcemente fin sulle mie,pian piano anch'io cominciai a spogliarlo dei suoi abiti,sbottonavo la sua camicia,appariva il suo petto muscoloso erano le mie le mani che adesso lo sfioravano carezzandolo, le mie labbra lo baciavano,non avevo paura ,sapevo cosa stessi facendo,per me era la" mia prima volta"lo amavo,volevo essere sua totalmente....

lunedì 8 giugno 2009

Gioia cresce - quarta parte

Quel giorno, era quasi fine Ottobre, minacciava pioggia, il cielo era cupo, grigio, ogni tanto a scuola sbirciavo dalla finestra della mia aula per vedere se stesse piovendo, non mi ero portata nemmeno l'ombrello, ma tanto non lo sopporto, così speravo "tirasse" almeno finchè non fossi arrivata a casa. Indossavo jeans, tipo "più strappati non si può", insomma con aria condizionata incorporata! Golfino di morbida lana color fucsia, con colletto di pizzo bianco e passanastro in tinta che si legava con un nodino al centro di esso; mi piaceva, era uno fra i miei preferiti questo, metteva in risalto un pò tutto... capelli mori compresi .Sorrido, perchè i miei seni risaltano sempre, anche se mettessi un castissimo saio! Mentre scrivo il mio sguardo cade su di loro, si affacciano rosei e rotondeggianti dalla scollatura della mia camicina da notte, delle volte penso che io abbia l'airbag in dotazione, fornito da madre natura! Finite le lezioni, mi recai alla fermata dell'autobus, speravo passasse in orario per far ritorno a casa, ma quel giorno non arrivava( tanto per cambiare!), o ritardava o passava quando non mi serviva più, così sotto nuvole minacciose e zaino in spalla mi incamminai verso casa. Da noi in Sicilia delle volte non piove per lunghi periodi, ma se poi si mette d'impegno il cattivo tempo, allora si scatena il diluvio, vien giù tutta la pioggia arretrata! Noi siam fatti così... o tanta, o niente! E quel giorno ne venne giù tanta di pioggia: io ero nel bel mezzo di un temporale, ero furiosa, sembravo un pulcino bagnato, ce l'avevo con tutti, in prima con i miei fratelli che non si erano degnati di venirmi a prendere, chissà dov' erano imboscati, sicuramente a giurare eterno amore ad una delle loro nuove conquiste, romanticamente sotto la pioggia... che carogne! Se papà fosse stato in zona, lui si che sarebbe venuto a prendermi... li avrei ridotti in" briciole", li avrei "spizzicottati" a farli neri, li avrei... insomma lasciamo perdere sennò potrei sembrare troppo violenta, ma certo che se li avessi avuti davanti non sò come sarebbe finita! Altro che pulcino, sarei stata una scimmia bagnata indispettita e sarei saltata addosso a loro per appagare il mio nervosismo. Accompagnata da questi dolci e tranquilli pensieri, proseguivo verso casa, ormai la pioggia mi aveva ridotto come un'asciugamani grondante d'acqua; non avevo più morbidi mocassini ai piedi, ma i miei piedini nuotavano in essi, sembravano diventare delle barchette, si sentiva anche il rumore dello sciacquìo che facevano durante i miei passi, il vento scuoteva i frondosi rami degli alberi che costeggiavano i bordi del viale, lasciando cadere foglie colorate dai caldi toni dei colori dell'autunno. Sembravano dei coriandoli, che scivolavano giù e languivano in qualche pozza d'acqua, unica nota di colore in mezzo a tanto grigiore; ogni tanto un tuono ed un fulmine mi scuotevano dai miei pensieri, non certo pacifici, verso i miei fratelli, quando sentii il clacson di una macchina ed una voce a me conosciuta che mi chiamava, che mi fece trasalire... ero troppo intenta a preparare la "vendetta"verso di loro, pensai "finalmente un cane si è degnato di venirmi a prendere!"... e invece era Giuseppe! Forse, pensai, sarà passato di quì per caso, si accostò e mi invitò a salire in macchina, non indugiai nemmeno un secondo, mi sembrò un angelo venuto dalla pioggia, non usai nemmeno falsi convenevoli come"mi spiacerebbe bagnare il sedile della tua auto" ecc, non mi interessava nulla, ero troppo inzuppata d'acqua... ma il calore dell'abitacolo mi ristorò subito. Dio com'era bello, sembrava un raggio di sole nella tempesta, si prodigava ad usare fazzolettini per cercare di asciugarmi in qualche modo, mi strofinava i capelli, mi asciugava il viso dicendomi "piccolina, piccolina mia, ma come sei ridotta, rischi un raffreddore!"... in lui prevaleva sempre quel senso di protezione nei miei riguardi. Poi d'improvviso prese il mio viso fra le sue mani, e mi baciò sulle labbra... Bellissimo! Il mio primo bacio, ero in estasi, era un'emozione fortissima, le sue calde labbra sulle mie, il mio viso fra le sue mani, gli occhi socchiusi, volevo non finisse mai quel bacio, non sentivo più nemmeno freddo, non mi davano fastidio neanche gli abiti bagnati che indossavo... ma Giuseppe di colpo si ritrasse, cominciò a scusarsi, a dirmi che non sarebbe mai dovuto accadere. Ma perchè scusarsi pensavo, di che?... non aspettavo altro io! Rimasi ancora come in attesa, con gli occhi socchiusi, volevo ancora un suo bacio, e dato che Giuseppe non si decideva e continuava a ripetermi che non avrebbe voluto, che non si capacitava di come fosse accaduto(quasi avesse commesso un peccato!)... allora decisi di prendere l'iniziativa: fui io stavolta a prendere il suo viso fra le mie mani, sentivo sotto le mie dita appena un velo della sua barba, i suoi begli occhi mi guardavano smarriti, increduli, forse perchè non se lo aspettava, percepivo la fragranza del suo profumo e furono le mie le labbra che si poggiarono sulle sue, calde, umide, lui non si ritrasse affatto, mi baciò ardentemente, avvertivo un leggero tremore nelle sue mani (tipico in lui quando è emozionato) mentre sfioravano le mie guance ed i capelli, mi ripeteva "Gioia, Gioia mia, piccola mia, gioia della mia vita"... Fuori la pioggia continuava a cadere,il vento scuoteva i rami degli alberi, colorate foglie si tuffavano nelle pozzanghere... ma non m'importava più, poteva venir giù il "diluvio universale", adesso ero stretta fra le sue braccia!

martedì 2 giugno 2009

Gioia cresce - terza parte

Quella sera ci recammo ad Acicastello, una ridente cittadina sul mare in prossimità del Lungomare di Catania, presso la Baia Verde, un noto e bellissimo Grand Hotel dove il connubio fra il verde della vegetazione e la meravigliosa scogliera a strapiombo sul mare ne fa una perla del litorale Jonico. La terrazza, che si affaccia sul mare, era stata adibita a ristorante, grandi palme secolari, maestosi pini e piante di fiori sparsi ovunque lungo i bordi della grande piscina e non solo riempivano l'aria di profumi. Dall'alto della grande terrazza, sotto un cielo d'estate ricco di stelle, che sembrano essere luminosi brillanti incastonati in esso, si poteva godere della vista della scogliera naturale a strapiombo sul mare in pietra lavica, illuminata da faretti posti negli anfratti della parete della roccia, che inondavano di luce la baia fino a mare, e si potevano ammirare le spumeggianti onde che si infrangevano contro, sembrava che il mare si divertisse a lambire quelle rocce e il fragore delle onde risuonava fin sopra, i riflessi della luce sul mare e le ombre delle rocce davano vita ad un gioco di luci e colori stupendo. Sui tavoli scendevano morbide, candide tovaglie apparecchiate sobriamente e su ognuna di loro faceva bella mostra un colorato bouchet di fiori e delle candele accese in trasparenti candelabri da tavolo. La musica si diffondeva nell' ambiente e rendeva ancora più magica l'atmosfera della serata. Mio padre aveva predisposto il tutto dietro i consigli di mamma, affinchè la festa di laurea per mio fratello fosse una piacevole incontro per tutti. Ben presto la sala si gremì di parenti e amici, le allegre risate e le chiacchere dei convenuti sovrastavano la musica di sottofondo. A me, quella sera, stranamente, era stato concesso di sedermi al tavolo degli amici... era proprio un "offerta speciale!". Erano naturalmente tutti amici dei miei fratelli, e quella sera alcuni di loro erano ancora più zerbini e più scemi di prima perchè si affannavano a farmi complimenti con frasi smielate e sciocche;pazienza, me li dovevo sopportare! Ma d'altronde non li vedevo nemmeno, per me erano solo coreografia.Sedevo accanto a Giuseppe, chissà come mai! Era il più bello ed attraente di tutti, indossava un fresco abito chiaro di lino( eravamo in una calda serata di fine Luglio), camicia in tono ed un elegante cravatta completavano il look... come al solito si distingueva sempre per eleganza e stile. Vicino a lui stavo bene, mi sentivo quasi protetta, mi parlava con la sua voce calda pacata, mi inebriava, mi guardava come fosse la prima volta, spesso i nostri sguardi s'incontravano, ogni tanto mi spostava qualche ciocca di capelli indietro dicendomi "fa caldo, vero Gioia" e sentivo la sua mano sfiorarmi appena il viso o la spalla, sembrava come fosse una piuma che mi sfiorava la pelle e mi procurava una dolce sensazione, come un "brivido caldo". Giuseppe, come volesse proteggermi, in più di un'occasione era riuscito con classe a troncare stupidi e banali approcci da parte di qualche loro amico, con frasi secche e mirate che facevano capire di essere indesiderati, e che volevo solo godermi in pace la serata. Sin da allora delineava i confini attorno a me! Dopo la cena, in cui furono serviti piatti tipici della gastronomia siciliana, gran parte degli invitati se ne andarono e restammo così noi giovani, amici e non, e come si suol dire... demmo inizio alle danze! Sin da ragazzina mi è sempre piaciuto ballare, specialmente i balli latino americani, e quella sera "l'addeva"( la piccola) diede lezione di ballo ad un incredulo fratello che mi guardava sbigottito, ma che si divertiva tanto a ballare anche con me. Durante un ballo lento, Valerio, me ne ricordo ancora il nome, sembrava un "fracobollo", insomma mi stava appiccicato addosso, stringeva un pò troppo... ma io senza perdermi d'animo lo mollai nel centro della sala, congendadolo con un "non mi piace la spremuta d'arance!"e stizzita ritornai al mio tavolo, cercando di non fare notare la mia disapprovazione. Solo Giuseppe si accorse di tutto e mi disse "Gioia da adesso se vuoi balli solo con me, così stai tranquilla e ti diverti", nelle sue parole emergeva il senso di protezione verso di me ed io non ne ero affatto dispiaciuta. E così per il resto della serata ballai i lenti solo con lui, mi piaceva sentirmi cingere la vita dalle sue braccia, il suo profumo si fondeva con la brezza marina, mi avvolgeva e mi pervadeva, era così bello il contatto discreto del suo corpo sul mio, e spontaneamente appogiavo il mio capo sul suo petto, e lui di tanto in tanto lo sfiorava con il suo viso. E si, da lui altro che spremuta d'arance, mi sarei fatta fare anche un "frappè", tanto mi piaceva stare stretta fra le sue braccia!

venerdì 29 maggio 2009

Gioia cresce - parte seconda

Si dice che l'amore non ha età, e che quando arriva ti travolge e basta, e mai più azzeccata come questa frase era la mia realtà ! Il perchè stava nella notevolissima differenza d'età fra me e Giuseppe, si proprio lui, il caro amico di mio fratello, assiduo frequentatore di casa mia, ormai sempre più spesso presente in più occasioni sia programmate che casuali. Frequentavo il primo anno del liceo, consigliatomi anche da lui, che vedeva in me una promettente studentessa, ricca di fame di sapere; lui era un esperto in merito, essendo già uno stimato professore universitario, e confidava in me un sicuro successo negli studi. Giuseppe si prodigava spesso nell'aiutarmi nello svolgimento dei compiti , era diventato quasi un altro componente della famiglia, il nostro era un appuntamento pomeridiano, fatto di studio consigli e tanto altro. Amavo tutto di lui, il suo profumo, il suo sorriso, i suoi occhi che sembravano volermi leggere dentro, il leggero tremore delle mani, scaturito dall'emozione talvolta; non si sbilanciava mai per farmi capire i suoi sentimenti, ma io li capivo bene, mi batteva il cuore a mille quando lo vedevo o quando durante uno scritto o altro mi sfiorava appena la mano( io non l'avrei nemmeno più lavata quella mano, solo per conservarne ancora la piacevole sensazione). Giuseppe mentre svolgevo un compito mi accarezzava appena il capo, giustificando il suo gesto dietro un "sei stanca vero piccola?"... ma sapevo che dietro quella carezza c'era tanto di più che una semplice constatazione della mia stanchezza. E venne il giorno della laurea di mio fratello, naturalmente c'era anche Giuseppe con noi, programmavano fra loro dopo la cerimonia della laurea il da farsi per festeggiare l'evento, ed io ero li che li ascoltavo, li osservavo; scherzavano e ridevano, mi tenevano quasi in disparte, sapevo che mio fratello non mi avrebbe mai portata con loro, io ero piccola per lui, che amore di fratello che era, per non dire... ci siamo capiti vero?? Ma Giuseppe sembrò quasi imporsi quel giorno, diceva a lui che era giusto che io partecipassi alla sua festa, e con lo sguardo cercava l' approvazione ed il consenzo da parte di mio padre, che sembrò piuttosto favorevole e quel tesoro di mio fratello, con voce strozzata, come stesse ingoiando un rospo, mi disse:"vabbè portiamo con noi anche l'addeva"(la piccola), nemmeno mi dovesse portare sulle spalle, tanto gli pesava la cosa. Ero lì per lì per dirgliene quattro delle mie e pensai "ti sei laureato, ma sempre scemo rimani"... mi guardai bene dal dirglielo, non mi avrebbe poi fatta uscire con i suoi amici: insomma, era proprio uno str.....!! Aspettavo con ansia la sera, passai un pomeriggio intero alla ricerca del vestito più adatto, volevo apparire un pò più grande, chissà il perchè! Annuisco con il mio capo mentre scrivo questa frase, perchè io sapevo bene il perchè!Volevo farmi ammirare solo da lui, Giuseppe, non mi interessava nessun altro. Indossai un bel abito da sera nero semplicissimo, scivolava dolcemente sui miei fianchi come volesse modellarli ancor di più, un accenno di "spacco"sul davanti del vestito lasciava intravedere le mie cosce, un bel decoltè metteva in risalto il mio seno, dove sulla fine della scollatura avevo applicato maliziosamente una rosa gialla, come per completare o firmare un bel quadro. Era così bello a vedersi! Avevo raccolto appena i miei capelli con un pettine bordato di piccolissimi "strass"e loro scendevano come onde sulla mia schiena, mi truccai leggermente, appena un pò di ombretto sulle palpebre ed un pò di rimmel sulle lunghe ciglia, i miei occhi chiari quella sera sembravano brillare, ero felice, un pò di lucida labbra, qualche goccia di fresco profumo... ed ecco "l'addeva"(la piccolina) che si era trasformata in una piccola donna! Mi guardavo allo specchio, mamma mia quanto mi piacevo(notare la mia innata modestia!). Come al solito sorrido mentre scrivo raccontandomi, insomma mi ero trasformata da anatroccolo a cigno... e che cigno!! Un cigno nero... troppo sexi! Ma quel tesoro, amore gioiello e non dico altro, di mio fratello, invece di farmi almeno un complimento mi guardò e disse "la ranocchietta ha fatto i restauri!". Dio l' avrei massacrato il quel momento, ma non potevo farlo, il tutto si sarebbe risolto in una delle nostre solite schermaglie fra fratelli e non potevo permettermelo, volevo uscire con loro, ed allora ingoiai il rospo limitandomi solo ad un laconico "ma vai a quel paese!", detto con classe e non chalance. Solo Giuseppe mi fece i complimenti per il mio look, guardandomi sempre con discrezione, mi mormorò "come sei bella, sbocci ogni giorno di più, la splendida rosa che porti sul seno si annulla su di te". Mi misi sulle punte dei miei piedini( lui è molto più alto di me), socchiusi gli occhi offrendogli il mio viso e lui mi baciò timidamente sul capo, e sfiorò con una carezza i miei capelli...

lunedì 25 maggio 2009

Gioia cresce...

Passavano gli anni, si allungavano i miei capelli e accorciavo le gonne, il corpo acerbo da ragazzina dava spazio ad un corpo da donna non indifferente, la vita si assottigliava e metteva in evidenza fianchi ben modellati, le mie cosce non erano più quelle di una bimba e si facevano notare bene da sotto le minigonne e i miei seni rotondeggianti litigavano con il reggiseno, non volevano proprio starci! Ma mamma diceva che non stava bene che si intravedessero i miei capezzoli da sotto la maglietta, ma era colpa mia se questi erano diventati così maliziosi? E che crescevo se ne accorgevano anche gli amici dei miei fratelli, le loro visite si facevano sempre più frequenti e il loro "sbrodolarmi" dietro era evidente! Mi divertivo quando loro facevano di tutto per mettersi in mostra, sembravano "galletti da combattimento"... che scemi! Facevano a gara a chi poteva farsi più bello ai miei occhi. Non mi interessava nessuno di loro... o meglio, quasi nessuno. Uno fra loro destava un pò la mia curiosità, un caro amico di mio fratello maggiore; era diverso dagli altri, forse perchè era più maturo, aveva un comportamento che si distaccava dal resto degli amici. Mi stava tanto antipatico però... mi chiamava "nica"( piccola), mi portava cioccolattini, peluche, anche le caramelle al melone, che roba... disgustose! Mi trattava come fossi ancora una bambina, si informava se avessi fatto i compiti( ma cosa poi gliene fregava a lui??) ed ero arrivata al punto che delle volte, quando lui arrivava a casa mia, io mi chiudevo nella mia camera. Non lo sopportavo per niente! Lui non scherzava con me come gli altri amici dei miei fratelli, non era "sbrodoloso", non faceva di tutto per esibirsi in "ruote da pavone", mi osservava con discrezione, mai scherzi o battutine sciocche, il suo massimo rapporto con me era un bacetto e una carezza sulla testa quando entrava per salutarmi, diceva un "bacetto a nicuzza prima" (un bacio alla piccola per prima), qualche frase convenevole tipo "come và a scuola?" oppure "hai mangiato tutto oggi"... e poi solea con mio fratello chiaccherare o ad ascoltare musica. Io alle volte mi nascondevo dietro la porta della camera, li osservavo attraverso la fessura dello stipite, trattenevo il respiro per non farmi scoprire da loro; mi stava tanto antipatico si, ma era davvero un bell'uomo, alto, un bel fisico da sportivo, la sua florida muscolatura era evidente e lo rendeva ancora più attraente, sempre elegante, moro di capelli, gli occhi sembravano brillare, belle labbra e denti bianchissimi si stagliavano sul viso leggermente abbronzato. Peccato che non lo sopportassi... però non era affatto male! Passavano i giorni, i mesi e le sue visite a casa mia non sò come... erano sempre più frequenti. Pian piano mi abituavo alla sua presenza, passavo un pò più di tempo allo specchio, ci tenevo a farmi trovare un pò in ordine, sceglievo il vestito che mi stesse meglio, passavo un filo di trucco, spazzolavo per bene i miei capelli; a lui piacevano tanto e mi piaceva quando distrattamente me li accarezzava, lasciava su di loro una scia leggera del suo profumo e mettevo anche le scarpe. Piuttosto frequentemente, infatti, mi riprendeva per la mia abitudine di non metterle in casa, poichè amo stare scalza, e lui con un dolce sorriso me lo faceva notare "Gioia ma sempre scalza stai!", mi diceva, e mi dava un buffetto sulla guancia, come si fa ad una bimba, per richiamarla amorevolmente. Spesso si offriva di aiutarmi per farmi ripete qualche lezione un pò ostica ed io, mentre mi spiegava qualche argomento, l'osservavo, delle volte non lo ascoltavo nemmeno, mi piaceva il suo profumo e quella piccola rughetta d'espressione che gli si formava vicino gli occhi... la sua calda voce, invece di delucidarmi, mi confondeva le idee!

giovedì 14 maggio 2009

La piccola Gioia - terza parte

Dopo una profonda riflessione, capì che non era per me la vita monacale... eh si! Perchè da piccola volevo farmi suora, ma ci pensate... me nelle vesti di una suora! Certo avrei modificato un pò lo stile monastico delle vesti, accorciato un pò le lunghe sottane, qualche "spacco" nelle gonne, dove si sarebbe intravisto un delicato reggicalze in pizzo, un pò di scollatura sui seni e poi... basta và, sennò mi scomunicano a vita!! Sarei stata una suora troppo sexi, altro che Monaca di Monza!! Così la mia vita continuava, come tutte le ragazze della mia età: studio, amiche, qualche volta a ballare, ma un pensiero era fra i miei preferiti: come "fregare" sempre i miei fratelli! Era un pensiero reciproco il nostro, forse non ci dormivamo la notte alle volte! Io, unica "fimminedda indifesa di casa", ovvero unica ragazzina indifesa (non potete immaginare come sorrido mentre scrivo), in balia di "du frati masculi prepotenti", cioè due fratelli maschi prepotenti, che facevano di tutto per farmi capire che loro erano i fratelli più grandi e bla.. bla.. bla.. e dovevo sottostare a certi criteri maschilisti. "A mia sti cosi?"(a me queste cose?)... Mai! Erano loro che dovevano cambiare il loro modo di pensare, non sia mai detto che mi fossi piegata facilmente assecondandoli, io "mi spezzo,ma non mi piego!" Insomma era una lotta continua, dove le armi a disposizione erano fatti di scontri verbali, dove venivano fuori divergenze di opinioni reciproche, tipo una frase che li mandava in bestia quando dicevo loro "Dio creò la donna per farsi perdonare di aver creato l'uomo". Non vi dico per educazione la loro risposta... che sicuramente avrete intuito! Avevo anche imparato un trucco per non farmi prendere per le trecce durante corse improvvise per fuggire dopo qualche mio dispetto, come ascoltare le conversazioni telefoniche con le loro innamorate, dove davano il meglio di loro stessi sdolcinandosi come non mai, e poi iniziavo a deriderli, mi passavo le lunghe trecce intorno al capo e le bloccavo con dei fermagli e poi ... pigliatemi se ce la fate! E vi dirò di più, avevo imparato a batterli al gioco del poker. Ero bravissima a" bluffare", nelle calde serate estive in campagna delle volte si organizzavano partite a poker all'ultimo sangue con i miei fratelli, qualche volta c'era anche un loro amico, e si dava inizio alle più agguerrite giocate a poker. Immaginate una sera d'estate fra i profumi delle zagare, il canto dei grilli, falene che si divertivano a girare intorno alle lampade e copiosi grappoli dorati d'uva che pendevano da sotto il patio di casa nostra che si trasformava in una bisca, sulla tavola non mancavano bibite fresche, mandorle secche, biscottini, ciliege o fichi. Io, anche se come al solito non avevo gioco in mano, rimanevo impassibile, non lasciavo trasparire una piega di disappunto sul mio viso, con sigaretta al lato delle labbra, fumo che mi appannava la vista, rilanciavo sempre facendo credere chissà cosa avessi in mano e li guardavo dritta negli occhi, con sguardo freddo, da vera professionista del poker, non dovevo far capire loro che spesso non avevo nemmeno una semplice coppia in mano ma che li stavo fregando per bene! Era alla fine però che le cose si capovolgevano, perchè quando si accorgevano che bluffavo... erano davvero corse alla sopravvivenza, ci tiravamo di tutto mandarini, fichi, ci scambiavamo parole affettuose non ri petibili, il tutto accompagnato dai rimproveri di mia madre che cercava di tenerci calmi dicendoci di non gridare che non stava bene comportarsi come noi stavamo facendo... ma lei gridava più di noi! Ah questi uomini, non ammettono nemmeno la sconfitta... onesta, in una partita a poker.